Autore Topic: La Trek Rail del giudice  (Letto 267 volte)

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Offline giudice

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La Trek Rail del giudice
« il: Novembre 06, 2020, 05:10:39 pm »
Ebbene sì, l’età avanza e i dislivelli importanti mi invogliano sempre meno, ma poi è anche un modo diverso di divertirsi (e pur sempre su due ruote).
Mettiamoci anche il fatto che nei miei giri sono spesso con mia moglie (che non ha la gamba della Ferrand Prevot... :biggrin2:) e, dunque, da qui è nata l’idea di elettrificarci, tenendo i mezzi in montagna, per permetterci di fare giri ancor più belli e di ampio respiro.

Fatto sta che la scorsa primavera ho venduto la enduro per sostituirla con l’omologa versione con “aiutino”, la Trek Rail 9.7 (mentre mia moglie è passata dalla Cannondale Habit ad una Giant-Liv Intrigue).
In realtà avrei preferito la 9.8, ma era esaurita nella mia taglia e, dunque, ho fatto di necessità virtù, con l’apertura a futuri upgrade.

Ora la bici si presenta così:



Upgrade:
1) idraulica forcella
La Yari di serie va benino, ha la stessa struttura e rigidità della Lyric che avevo sulla Remedy, solo con un’idraulica semplificata.
In un’estate ci ho fatto un po’ di tutto fra Valtellina, Svizzera e Livigno, passando da bike-park a sentieri scassati e rock garden, e francamente il limite maggiore della Yari lo si riscontra negli impatti più tosti, oltre ad un minor confort negli impatti di breve entità.

Ad ogni buon conto, il passaggio all’idraulica Charger 2.1 RC2 (Kit codice produttore: 00.4020.170.000) la trasforma in una Lyric Ultimate, con la possibilità di avere un settaggio fine delle alte e basse velocità (ma senza il blocco).



Per il ritorno, ho mantenuto i setting di base come da app di RS per la Yari, mentre per la compressione mi sono assestato su un +2 da tutto aperto per le alte velocità, e variando fra +4/+8 per le basse, a seconda di quanto impestato sia il trail.

La forcella così è uno spettacolo, plush e progressiva il giusto. Immutata la precisione di guida e la solidità dell’insieme, i benefici maggiori rispetto all’idraulica Motion Control del montaggio di serie si avvertono nei medi-grossi impatti e anche in frenata (più controllata e composta), senza contare il confort migliorato sull’hard-pack molto scassato.
Sulla Remedy avevo la Lyric con idraulica RCT3 (altra opzione disponibile per upgradare la Yari), e mi sento di dire che la RC2 senza blocco è complessivamente meglio.

Resta spazio per un futuro upgrade dell’ammo, ma il Deluxe Select+ va tutt’altro che male, quindi non ho fretta per il momento.

b) manubrio
Altro elemento che ho ritenuto di cambiare era il manubrio, passando da un 31,5 in lega ad un 35mm in carbonio (non tanto per vantaggi ponderali, quanto per un maggior confort).




c) trasmissione
Sono stato un po’ incerto se “riciclare” il comando e il deragliatore XX1 che mi avanzavano dalla BMC (avendo lì messo il kit AXS), perchè forse più delicato rispetto all’NX di serie. Alla fine ho deciso di montarlo, sperando di non spaccarlo su qualche roccione. Ho mantenuto, invece, la pesante (ma robusta) cassetta NX e la guarnitura di serie.



d) coperture

Infine, ultimo ma non per importanza (anzi), il capitolo gomme.

Le 2.6 di serie sono troppo larghe per la mia guida, che predilige la ricerca della linea al percorso più diretto; sono quindi inizialmente passato alle Bontrager SE5 da 2.3, alla ricerca di maggior agilità (coperture che già avevo avuto modo di provare sui trail di Sedona su una Evil Insurgent), ma ancora non c’eravamo.

A questo punto, ho voluto riprovare la Kenda Hellkat all’anteriore, che già ho avuto sulla Remedy, ma nella configurazione AEC (invece che ATC), che presenta una mescola (RSR) molto più morbida.

Al posteriore, invece, ero indeciso fra la Hellraiser (già avuta nella mescola più morbida, e con carcassa gravity) e le Nevegal 2 Pro, in casing ATC (ben più leggera e scorrevole).

La precedente esperienza era stata ottima per guida, grip, capacità frenante, ma meno entusiasmante per scorrevolezza (e non solo nei brevi tratti di asfalto). Risultato, troppa fatica con la muscolare nei tratti di trasferimento.

Questo problema viene ridimensionato con l'ausilio dell'assistenza (a parte il discorso consumi), quindi ecco l’idea: provare la Hellkat all’anteriore con mescola RSR (ossia, più soft) e Nevegal al post con mescola standard e in casing ATC. L’unico dubbio era la robustezza del casing più leggero, ma per me che sono 63 kg valeva la pena di provare (oltretutto, le Kenda sono tradizionalmente piuttosto robuste anche nei casing meno gravity oriented). La Nevegal 2, poi, ha tasselli più accentuati rispetto alla Hellraiser, dunque avrebbe dovuto (a logica) patire meno in termini di pura trazione rispetto a quest’ultima, sebbene con una mescola meno morbida (che, peraltro, dovrebbe favorire la scorrevolezza).

Misure nominali, entrambe, da 2.40 (non le ho misurate, ma la Hellkat sembra ad occhio anche qualcosina di più).
   








Le Hellkat presentano una tassellatura decisamente aggressiva, che alterna gruppi di due e tre tasselli nella fascia centrale. Ciò favorisce la transizione ed una guida rotonda all’anteriore (diversamente da MM e Minion che, invece, prediligono un approccio più deciso, motivo per cui - pur trattandosi di gomme eccellenti - non si confanno al mio tipo di guida). I tasselli sulla spalla, poi, presentando un’alternanza di due quadrati ed uno ad elle, tutti incavati per aumentare gli spigoli in presa, sembrano disegnati apposta per assicurare un mordente notevole.

Il disegno della Nevegal è decisamente meno aggressivo, ma comunque più che adeguato per una copertura utilizzata al posteriore, mentre anche a prima vista, pare evidente un supporto in transizione pressochè continuo dal canale centrale alla spalla.

Ma ciò che conta è la prova sul campo e lì, bhe, siamo su un livello di eccellenza assoluta.

Se già mi avevano ben impressionato le Hellkat in mescola standard, la RSR di contro assicura livelli di grip e di tenuta che manco il pietrisco smosso si sogna di mettere in crisi. Precisione e sicurezza sono gli attributi che mi vengono in mente per primi, ma ad un livello tale da permettere a chiunque di esprimersi al meglio. La facilità di conduzione è esemplare, così come la rotondità e fluidità nella ricerca dello spigolo. Le Nevegal, peraltro, seguono adeguatamente il timone dell'anteriore, assicurando ottima trazione e attitudine ad essere rilanciate senza disperdere watt anche nelle salite sterrate più ripide, grazie probabilmente alla carcassa ben strutturata, senza dimenticare la capacità frenante in discesa, grazie a tasselli che non mollano mai, sulle rocce e anche sul viscido.

Infine, il che non guasta, assicurano anche una capacità di assorbimento di buche e asperità (coadiuvando dunque al meglio le sospensioni) che donano un inaspettato miglioramento al livello di confort globale, percepibile sopratutto sulle lunghe distanze.

Ero un po’ scettico dell’efficacia dei freni (e dunque pronto a sostituirli), degli Shimano Deore MT520 a 4 pistoncini, ma mi devo ricredere. Sono modulabili e adeguatamente potenti per l’uso più gravoso richiesto su una ebike. Ora li uso con delle semimetalliche, globalmente promossi.


Infine: quanto pesa?



Bhe, tanto rispetto a una bici tradizionale da enduro, o anche a una Levo SL, allineata rispetto alla concorrenza di pari livello. Siamo a 22,26 (aggiungendo al rilevato i 4 kg esatti di batteria) con dei pedali "plinto" da 420gr (i Bontrager Line Pro che però, dopo quattro anni di sevizie, sono ancora perfetti e, poichè anche supergrippanti e comodi, non ho intenzione di cambiarli).

Margini di miglioramento ce ne sono tanti (una sella più leggera della WTB Volt cr e un set di ruote carbon, anche belle robuste, consentirebbero di risparmiare dai 3 ai 500 gr), ma per ora sono contento così